Dispensa furba e cibi su misura, la «nutrizione funzionale»

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« Il cibo? Guarisce e aiuta a prevenire». Sara Farnetti, 37 anni, specialista in Medicina Interna, Metabolismo e Nutrizione, ha fatto di questa tesi la sua ragione professionale. Curriculum autorevole, grandi esperienze all’estero, oramai famosa anche grazie ai tanti inviti nei salotti tv (tra le altre cose da domenica 25 ottobre sarà a «Domenica In» e dalla prossima settimana a «Buongiorno Benessere»), Farnetti però conquista per il messaggio che trasmette, legato al concetto di nutrizione funzionale: «Imparare a cucinare e fare la spesa con l’obiettivo di volersi bene e curarsi. E abolendo, so che vi stupirò, la parola dieta. Questo è l’obiettivo principale che voglio ottenere con il mio metodo».
Partendo dalle basi: come costruire una dispensa sana, quali ricette scegliere, mai saltare colazione o pranzo, saper usare gli alimenti, gli aromi e i metodi di cottura. Un corso di cucina della salute che farebbe bene a tutti, insomma. E che non si focalizza solo sul perdere peso. Perché «dimagrire non è guarire. Se tu hai qualche chilo in più ma fai una dieta iperproteica vendi l’anima al diavolo. Le diete sul momento sono efficaci, certo. Però poi la tua aspettativa di vita quasi mai migliora». Ma cosa significa nutrizione funzionale? «Vuol dire: in funzione dell’organo. Si osserva quali sono le sostanze in grado di comunicare col genoma. Si utilizzano gli alimenti mescolati insieme, associati nel modo giusto, e in modo tale da avere un impatto diretto sulla liberazione degli ormoni: quelli che ti fanno dormire bene, essere felice, avere una buona funzionalità tiroidea… Ad esempio, se mangio tutte proteine attivo i geni della crescita, e non va bene. La strategia che costruisco la taro sullo studio attento del paziente. Decido le associazioni migliori per quella persona, senza concentrarmi eccessivamente sulle calorie. E spesso utilizzando alimenti paracadute per controllare la fame».
L’approccio funzionale dunque è di tipo sistemico: ogni pasto è un progetto (ormonale). Ma è soprattutto imparando a cucinare che si ottiene il meglio da questa strategia che ha come obiettivo finale il benessere dell’individuo. «A volte arrivano da me persone che non hanno mai preparato un uovo sodo. E invece piano piano si riavvicinano alla cucina. Smantellando anche molti tabù sui cibi: non posso mangiare l’avocado, la cioccolata, le patatine fritte…. Non è così. Ma forse è il concetto più difficile da far passare».

Corriere della Sera del 23 ottobre 2015

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