Artrite reumatoide e alimentazione funzionale

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L’artrite reumatoide è una malattia cronica, autoimmune che colpisce la membrana sinoviale delle articolazioni.

Tale membrana reagisce all’infiammazione aumentando di volume. La patologia provoca l’erosione e la graduale distruzione delle cartilagini, con un processo proliferativo che si estende fino all’osso.

Le cause che la scatenano sono multifattoriali, recenti studi hanno dimostrato una predisposizione genetica, ma anche una forte componente ambientale che include: infezioni pregresse, stile di vita, alimentazione.

È fondamentalmente una patologia infiammatoria caratterizzata da un decorso ciclico con fasi di riacutizzazione che si alternano a periodi di remissione della malattia. La sintomatologia è estremamente dolorosa ed è caratterizzata da anemia, febbre, e debolezza muscolare (astenia) oltre naturalmente al dolore articolare accompagnato da tumefazione e rigidità articolare mattutina prolungata.

La persona affetta da questa patologia è un soggetto tendenzialmente allergico, sensibile, che vive in uno stato di allarme quasi costante, per cui nella dieta bisognerà fare uso di alimenti che sedino il Sistema Nervoso e abbiano una azione miorilassante.

Importante è il drenaggio degli emuntori, fegato e rene.

 

L’infiammazione

L’infiammazione è un fenomeno complesso che può avere diversi stimoli di partenza: infettivi, chimici, fisici, meccanici, nervosi, immunitari, psichici che coinvolge vasi, tessuti, organi e sistemi viene regolato sia da meccanismi intrinseci alla rete delle citochine, delle chemiochine e delle cellule immunitarie, sia da circuiti nervosi e  neuroendocrini è quindi un meccanismo di base aspecifico, tendenzialmente sistemico, la cui regolazione è affidata all’autoregolazione e all’intervento di sistemi centrali di tipo antinfiammatorio.

Strategie nutrizionali per il controllo dell’infiammazione

È utile una regolazione, per via alimentare, dell’infiammazione, nel senso che una dieta ricca di omega (ω) 3 (verdura e pesce) è in grado di alterare il rapporto tra le due famiglie di polinsaturi all’interno dei fosfolipidi di membrana e quindi di moderare la risposta infiammatoria.

Diversi studi dimostrano che una aumento della sintesi endogena oppure un eccessivo apporto nutrizionale di grassi omega (ω) 6 è implicata in numerosi disordini infiammatori: dall’artrite reumatoide alle malattie infiammatorie intestinali e cardiovascolari fino a quelle neurodegenerative.

Per questo, può essere utile nella terapia dell’infiammazione un regime alimentare povero di acidi grassi pro-infiammatori e ricca di omega (ω)  3 anti-infiammatori.

È importantissimo a questo scopo eliminare i grassi trans che interferiscono con il metabolismo dei grassi essenziali limitandone le funzionalità. Tutti dovrebbero eliminarli dalla propria dieta, a maggior ragione un soggetto affetto da malattia infiammatoria. Gli acidi grassi polinsaturi, contenuti negli oli di origine vegetale, infatti, sono particolarmente instabili e quindi vanno incontro rapidamente ad ossidazione. L’acido grasso diventa “meno insaturo”, e quindi meno soggetto a irrancidimento grazie al processo di idrogenazione che consiste nello scaldare l’olio ad elevate temperature in presenza di un catalizzatore (nichel soprattutto, ma anche rame o platino) e di idrogeno. Il processo di idrogenazione produce grassi vegetali idrogenati o parzialmente idrogenati, presenti nella margarina, nei prodotti da forno confezionati, nelle basi per dolci, negli oli per friggere, nelle patatine fritte, negli snack, praticamente in tutti i prodotti industriali.

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