Cancro e obesità: una prevenzione che vale doppio

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Il miglioramento delle conoscenze tecnico-scientifiche ha permesso di correlare patologie e sindromi diverse tra cui:

sindrome metabolica, diabete, malattia coronarica, ipertensione, obesità, steatosi epatica non alcolica (NAFLD e NASH), iperuricemia, sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), apnee ostruttive notturne (OSAS), sterilità maschile, precancerosi e tumori in particolar modo cancro del colon-retto e polipi adenomatosi del colon.

L’obesità in particolare correla in modo indipendente con lo sviluppo di neoplasie maligne, specialmente per valori di indice di massa corporea (IMC o BMI) ≥ 40 kg/m2, quindi in presenza di obesità di III grado o severa.

L’aumento della prevalenza dell’obesità in questi ultimi decenni ha comportato un conseguente incremento del rischio di sviluppare alcuni tipi di tumori, quali il cancro dell’endometrio, della mammella (soprattutto in post-menopausa), del colon e del retto, dell’esofago, del rene, del pancreas, della colecisti e vie biliari, dell’ovaio e del fegato. In particolare, il 14% di tutte le morti per cancro negli uomini ed il 20% nelle donne può essere correlato alla presenza di sovrappeso ed obesità.

Al contrario, è stato dimostrato che la restrizione calorica è in grado di ridurre drasticamente l’incidenza e l’aggressività delle neoplasie maligne in animali da esperimento e una perdita di peso < a 2.5 Kg, dall’età di 20 anni, riduce il rischio di cancro endometriale nelle donne in età premenopausale.

I meccanismi mediante i quali l’aumento del peso corporeo favorisce l’insorgenza di diversi tipi di neoplasie maligne comprendono, fra gli altri, l’azione dell’insulina e del sistema dell’insulin-like growth factor 1 (IGF1), delle adipocitochine ed infine la disponibilità di substrati nutritivi che possano modulare i processi di replicazione cellulare. Inoltre l’obesità, con il conseguente aumento del numero degli adipociti, risulta associata ad aumentati livelli di estrogeni biodisponibili per l’azione dell’aromatasi sugli androgeni e di ridotti livelli della globulina legante gli ormoni steroidei (SHBG)

La distribuzione viscerale del tessuto adiposo è risultata essere un fattore di rischio per lo sviluppo di neoplasia prostatica, anche per l’azione delle adipocitochine secrete dalle cellule adipose viscerali e dagli aumentati livelli di insulinemia.
La distribuzione del grasso prevalentemente a livello addominale rappresenta un fattore di rischio anche per il cancro della mammella.
Un valore di IMC ≥ 30 kg/m2 comporta, invece, un aumento del 50% del rischio di cancro del colon tra i 30 ed i 54 anni ed un rischio di 2.4 volte maggiore nella popolazione di età compresa tra 55 ed i 79 anni.
Vi sono evidenze che la concentrazione plasmatica di glucosio e altri fattori correlati al metabolismo del glucosio stesso, quali insulina e fattori di crescita insulino-simili (IGFs), possono associarsi allo sviluppo di carcinoma della mammella, del colon e del pancreas. Uno studio su un campione di 1,3 milioni di soggetti ha mostrato che elevati livelli di glicemia a digiuno erano associati ad un aumento della mortalità da cancro del 27% negli uomini e del 31% nelle donne, ed un andamento simile è stato riscontrato per l’incidenza di cancro.
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I meccanismi che legano la sindrome metabolica al cancro comprendono la produzione di radicali dell’ossigeno ( ROS), la variazione della biodisponibilità di alcune sostanze: estrogeni (E2), IGF1, insulina, SHBG, adipocitochine (leptina, adiponectina, TNF-alfa e  IL 6), e l’aumento della disponibilità dei substrati energetici (glucosio, trigliceridi, acidi grassi liberi o NEFA). Queste sostanze a loro volta sono in grado di promuovere la trasformazione cellulare, l’angiogenesi, la migrazione e la proliferazione delle cellule come pure di inibire l’apoptosi, cioè la morte cellulare programmata, favorendo il cancro.

In conclusione, alterazioni metaboliche, in particolare quelle associate al metabolismo glucidico ed all’obesità, costituiscono dei fattori di rischio per lo sviluppo del cancro. La presenza di tali alterazioni andrà quindi attentamente valutata e trattata al fine di ridurre il rischio di insorgenza della patologia neoplastica, ma anche cardiovascolare e diabetica nella popolazione generale.

 

 
 

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