Dieta: centra il tuo obiettivo

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Dimagrire con regimi ipocalorici al grammo o con schema fisso può diventare un’ossessione, spesso da curare con i farmaci. Meglio puntare sul risultato a medio-lungo termine, correggendo i comportamenti sbagliati che fanno prendere peso

Gli inglesi la chiamano Janopause, cioè pausa di gennaio, e l’idea è quella di depurare l’organismo dopo le abbuffate delle feste, come se tirare la cinghia per un mese cancellasse i segni (e le forme) dei bagordi natalizi. Gli esperti di nutrizione bocciano questi regimi riparatori e ricordano ancora una volta che il giusto approccio per perdere peso è cambiare lo stile di vita in modo permanente. «Il benessere non può essere raggiunto con un maltrattamento del corpo, a cui necessariamente ci sottoponiamo ogni volta che rinunciamo a qualcosa», esordisce la dottoressa Sara Farnetti, specialista in medicina interna ed esperta in malattie del metabolismo. «Le diete escludono alcuni cibi dall’alimentazione e fanno convivere con un’attenzione esagerata per la linea, generando terribili sensi di colpa quando non si riesce a resistere».

Così, la rincorsa al peso perfetto diventa ossessione, sacrificio, astinenza: pur di ottenere risultati immediati, e spesso miracolosi, ci si sottopone a stressanti privazioni alimentari e, una volta raggiunto il traguardo desiderato, non si interrompe la dieta per paura di ingrassare di nuovo, sprofondando in una vera e propria dipendenza (definita dieting). Questo circolo vizioso genera depressione e irritabilità, impedisce di vivere serenamente le occasioni sociali come feste o cene, ma soprattutto trasforma il cibo in un nemico da combattere, privo di qualsiasi potere gratificante.

«Al di là del disagio psicologico, classificare gli alimenti in “permessi” e “proibiti” espone l’organismo a carenze nutrizionali serie, sia nel breve sia nel lungo termine oltre a non avere senso a livello metabolico», evidenzia Farnetti. «Solitamente infatti non si rinuncia solamente ai prodotti troppo elaborati e ricchi di zuccheri, come i dolci, ma anche a interi gruppi di alimenti preziosi per la salute, come i carboidrati con un impatto negativo sull’equilibrio ormonale».

Invertire la rotta

Le “diete del divieto” non hanno più senso. Per dimagrire in modo graduale, costante e distribuito nel tempo, senza effetto yo-yo e restando in salute, bisogna pensare al motore piuttosto che alla benzina. «Non dobbiamo preoccuparci di quante calorie mettiamo nel serbatoio, perché i consumi dipendono dal tipo di motore, ovvero dal nostro metabolismo», asserisce Farnetti. «Se non prestiamo attenzione alle necessità degli organi, iniziamo ad avvertire i classici sintomi di malessere: bocca amara, sonnolenza, gonfiore addominale, mal di testa, intestino pigro, colite, senso di torpore».

Allora, che fare? Ad ogni pasto, servono grassi buoni che stimolano il fegato, proteine e iodio per la tiroide, pochi zuccheri per il pancreas, grassi essenziali per i neuroni, minerali per le ossa, i muscoli e i tessuti. Per riempire nel modo giusto tutte queste caselle, serve l’aiuto di un medico, che sappia analizzare gli esami del sangue, individuare le eventuali patologie da contrastare e considerare il fabbisogno energetico in base all’età, allo stile di vita e all’ereditarietà, tenendo nella giusta considerazione i gusti e le preferenze. Più l’intervento è personalizzato, più è efficace.

«Le diete che vanno tanto di moda, come la Dukan, la Atkins, la Zona, la monoalimento e così via, hanno un approccio generalista», aggiunge Farnetti, «ma noi, a tavola, dobbiamo comportarci come un architetto, che prima di progettare una struttura si informa sui metri quadrati a disposizione, sulla tipologia di terreno, su cosa deve costruire». Per esempio, se si ha una circonferenza addominale molto elevata e si segue la dieta dell’ananas, gli zuccheri di questo frutto non faranno altro che liberare insulina, l’ormone che favorisce l’aumento di peso, producendo anche un danno al metabolismo. Il segreto dunque è imparare a scegliere gli alimenti giusti, abbinarli tra loro e valutare il metodo di cottura migliore per ottenere l’effetto ormonale desiderato.

Diete, salute o mania?

Dimagrire con regimi ipocalorici al grammo o con schema fisso può diventare un’ossessione, spesso da curare con i farmaci. Meglio puntare sul risultato a medio-lungo termine, correggendo i comportamenti sbagliati che fanno prendere peso

Gli inglesi la chiamano Janopause, cioè pausa di gennaio, e l’idea è quella di depurare l’organismo dopo le abbuffate delle feste, come se tirare la cinghia per un mese cancellasse i segni (e le forme) dei bagordi natalizi. Gli esperti di nutrizione bocciano questi regimi riparatori e ricordano ancora una volta che il giusto approccio per perdere peso è cambiare lo stile di vita in modo permanente. «Il benessere non può essere raggiunto con un maltrattamento del corpo, a cui necessariamente ci sottoponiamo ogni volta che rinunciamo a qualcosa», esordisce la dottoressa Sara Farnetti, specialista in medicina interna ed esperta in malattie del metabolismo. «Le diete escludono alcuni cibi dall’alimentazione e fanno convivere con un’attenzione esagerata per la linea, generando terribili sensi di colpa quando non si riesce a resistere».

Così, la rincorsa al peso perfetto diventa ossessione, sacrificio, astinenza: pur di ottenere risultati immediati, e spesso miracolosi, ci si sottopone a stressanti privazioni alimentari e, una volta raggiunto il traguardo desiderato, non si interrompe la dieta per paura di ingrassare di nuovo, sprofondando in una vera e propria dipendenza (definita dieting). Questo circolo vizioso genera depressione e irritabilità, impedisce di vivere serenamente le occasioni sociali come feste o cene, ma soprattutto trasforma il cibo in un nemico da combattere, privo di qualsiasi potere gratificante.

«Al di là del disagio psicologico, classificare gli alimenti in “permessi” e “proibiti” espone l’organismo a carenze nutrizionali serie, sia nel breve sia nel lungo termine oltre a non avere senso a livello metabolico», evidenzia Farnetti. «Solitamente infatti non si rinuncia solamente ai prodotti troppo elaborati e ricchi di zuccheri, come i dolci, ma anche a interi gruppi di alimenti preziosi per la salute, come i carboidrati con un impatto negativo sull’equilibrio ormonale».

Invertire la rotta

Le “diete del divieto” non hanno più senso. Per dimagrire in modo graduale, costante e distribuito nel tempo, senza effetto yo-yo e restando in salute, bisogna pensare al motore piuttosto che alla benzina. «Non dobbiamo preoccuparci di quante calorie mettiamo nel serbatoio, perché i consumi dipendono dal tipo di motore, ovvero dal nostro metabolismo», asserisce Farnetti. «Se non prestiamo attenzione alle necessità degli organi, iniziamo ad avvertire i classici sintomi di malessere: bocca amara, sonnolenza, gonfiore addominale, mal di testa, intestino pigro, colite, senso di torpore».

Allora, che fare? Ad ogni pasto, servono grassi buoni che stimolano il fegato, proteine e iodio per la tiroide, pochi zuccheri per il pancreas, grassi essenziali per i neuroni, minerali per le ossa, i muscoli e i tessuti. Per riempire nel modo giusto tutte queste caselle, serve l’aiuto di un medico, che sappia analizzare gli esami del sangue, individuare le eventuali patologie da contrastare e considerare il fabbisogno energetico in base all’età, allo stile di vita e all’ereditarietà, tenendo nella giusta considerazione i gusti e le preferenze. Più l’intervento è personalizzato, più è efficace.

«Le diete che vanno tanto di moda, come la Dukan, la Atkins, la Zona, la monoalimento e così via, hanno un approccio generalista», aggiunge Farnetti, «ma noi, a tavola, dobbiamo comportarci come un architetto, che prima di progettare una struttura si informa sui metri quadrati a disposizione, sulla tipologia di terreno, su cosa deve costruire». Per esempio, se si ha una circonferenza addominale molto elevata e si segue la dieta dell’ananas, gli zuccheri di questo frutto non faranno altro che liberare insulina, l’ormone che favorisce l’aumento di peso, producendo anche un danno al metabolismo. Il segreto dunque è imparare a scegliere gli alimenti giusti, abbinarli tra loro e valutare il metodo di cottura migliore per ottenere l’effetto ormonale desiderato.

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